21Jun

7 giorni di caccia alle fake news made in Italy

 

Anche nella twittersfera italiana il Presidente degli Stati Uniti non ha smesso nemmeno per un attimo di far parlare di sé e della battaglia che da giorni continua a portare avanti contro il mondo dei media e dell’informazione. Colpevoli, questi ultimi, di continuare a veicolare una visione perennemente parziale e antipresidenziale.

Al centro del mirino il colosso #Cnn, reo della costruzione a tavolino di #fakenews come quella del sit-in simulato a Londra in risposta all’attentato terroristico del 3 giugno nella city britannica, in cui donne e bambini musulmani sono stati indotti a giocare il ruolo delle pedine inanimate nelle mani di uno scaltro burattinaio.

Il diniego alle macchinazioni e a una strisciante quanto pericolosa idea di informazione da salotto non ha mancato di farsi sentire, rendendo l'hashtag #trump e #cnn rispettivamente l’ottava e la decima parola più evidenziata degli ultimi sette giorni. Il tutto, ovviamente, accompagnato da un sentiment polemico e anti-garantista nei confronti dell’intero sistema mass mediale, che anche in Italia continua a vedere erodere la propria credibilità a colpi di scandali e passaggi di favori.

Nel passaggio dal quadro internazionale al contesto nostrano, si registra però una diversa distribuzione dei temi connessi alla presenza di fake news. I maggiori picchi riguardano infatti questioni dal rilievo istituzionale - la visita ufficiale di Andriy Parubiy alla Camera e la politica di accoglienza del Presidente Boldrini - e dal valore morale - la gonfiata strage umana in territorio siriano -. Effetto, probabilmente, dello scollamento oggettivo che il Bel Paese continua a denunciare tra l'establishment politico e la volontà popolare.

 

 

La (finta) strage degli innocenti?

Il protagonista della fake news più denunciata dal popolo di twitter tricolore si chiama Omran, il bambino ricoperto di macerie fotografato lo scorso agosto e subito divenuto il simbolo del disastro umanitario in territorio siriano. E’ in ottima salute e non è mai stato la vittima delle rappresaglie portate avanti dal regime di Assad contro i gruppi ribelli. La conferma della fake news creata ad arte arriva direttamente dalla rete: il 5 giugno la giornalista siriana Kinana Allouche rende pubblica sul suo profilo Facebook un’intervista esclusiva con il padre del bimbo, il quale chiarisce i punti di una macchinazione informativa ben congegnata.

 

 

Le parole della giornalista e quelle del padre di Omran rimbalzano immediatamente nell’etere e suscitano un interesse dilagante. Nell’arco di 24 ore Twitter riscontra un’impennata in materia, portando gli hashtag #fakenews, #bambino, #aleppo e #siria a detenere il podio in maniera quasi costante. 

Un nazifascista a corte

Rumore tenue ma costante, anche l’accoppiata #Ucraina #Boldrini ha accompagnato per metà settimana il dibattito italiano su Twitter. Sin dalla giornata del 5, nel mezzo del polverone sollevato dal caso di Omran, il popolo dei cinguettii ha dimostrato comunque un oggettivo interesse nei confronti della visita ufficiale di Andriy Parubiy alla Camera. Il core istituzionale da cui ha preso inizialmente piede la questione - il Presidente della Rada ucraina è stato accolto dal ministro Boldrini per discutere di Europa, energia e fake news - ha presto virato verso ben altre argomentazioni e accuse. Da un lato la presenza di Laura Boldrini nella giornata del 7 giugno al Festival dello Sviluppo sostenibile - evento che ha comprovato la politica di accoglienza del Presidente della Camera - a cui ha fatto da contraltare il report sulla questione immigrazione andato in onda su La7 all’interno de La Gabbia Open. Dall’altro l’atteggiamento assolutamente repressivo - sintetizzabile nell’ hashtag #nazifascista - portato avanti dal Presidente della Rada in territorio ucraino.

Insomma, che si tratti di un evento nazionale, di un conflitto mediorientale o delle concitazioni d’oltre oceano, la caccia alle fake news attraversa i confini geografici del globo sottoponendo le notizie ad un controllo incrociato. Talvolta sono i media più attempati, d’altronde al centro della questione, a dimostrarsi ancora influenti e a dettare l’agenda dei social in tema di fake news. Talvolta sono i nuovi opinion leader della rete ad innescare la discussione contro-virale. Approfondendo le sue analisi in materia Catchy proverà d’ora in avanti a portarvi in viaggio tra le dinamiche delle fake news del mondo, risalendo alla loro origine e individuando i loro cacciatori. Perché se il problema della veridicità e del rapporto col potere sono costanti storiche che accompagnano l’informazione sin dai tempi antichi delle prime corrispondenze, lo studio della circolazione delle fake news nel mondo iperconnesso è solo agli inizi.

Nella giornata del 5 giugno Aleppo si trasforma nell’epicentro del dibattito italiano sulla ferocia del conflitto siriano, ma anche il fulcro di una discussione puramente di ordine deontologico. E’ interessante infatti notare come, durante le stesse ore, l’hashtag #Cnn acquisisca rilievo e si trasformi nell’espediente con cui raccontare un mondo dell’informazione sempre più fazioso e autoreferenziale.

Le 24 ore successive vedono la questione come ormai acclarata. I media nazionali hanno ripreso la notizia e Twitter, come la migliore cassa di risonanza, porta all’acme la gravità dell’accaduto: #Aleppo si trasforma in trending topic, seguito a ruota da #bambino e da #taglioalto, la sagace vignetta con cui l’Espresso sceglie di sintetizzare l’intera vicenda.