24Jan

Dai sacchetti biodegradabili ai rifiuti, dalla Siria all’UE: viaggio nelle prime fake news percepite del 2018

#Sacchettibiodegradabili

La fiducia degli italiani per la politica è un concetto labile, anzi biodegradabile. Al #Pd è bastato giustificare l’obbligo di #sacchettibiodegradabili e compostabili per frutta e verdura con il dovuto rispetto della Direttiva Europea 2015/720 per scatenare la caccia alle streghe e far finire l’ala democratica nell’occhio del ciclone. Gli utenti italiani infatti non ci stanno, tanto che, sulla scia delle accuse mosse da Il Giornale e Libero, è cresciuto il sospetto che la legge fosse l’ennesimo favoritismo alla cerchia di amici dell’ex Presidente #Renzi. A far nascere il farraginoso sillogismo, che vorrebbe l’esistenza di un vero monopolio in materia bioplastiche, è stata la presenza di Catia Bastioli - Presidente di Terna nel 2014 - sul palco della Leopolda nel lontano 2012. Se questo non fosse bastato, l’infografica firmata dalla deputata Alessia Morani avrebbe comunque provveduto al colpo di grazia: tutti e quattro i punti scelti per perorare la fondatezza del rincaro sullo scontrino della spesa sono stati infatti smontati e considerati come #fakenews dagli utenti della rete.

A far volare l’hashtag in testa ai trend ha però concorso anche una larga fetta di naviganti sensibili alla causa ambientalista che, raccolta sotto le parole del tweet dell’opinionista Selvaggia Lucarelli (@stanzaselvaggia), si è detta convinta dell’utilità dell’aggravio ai fini della riduzione del consumo della plastica. Interessante notare che tra le parole correlate all’hashtag #sacchettibiodegradabili compaiano i termini “ambiente” e “Legambiente”, a dimostrazione di una rinnovata sensibilità social verso le delicate tematiche ecologiche. Non tutto è protesta, insomma, ma anche supporto e sostegno a una manovra legislativa percepita anche come necessaria per la salvaguardia del nostro ecosistema. 

#Pd e #UE

Dietro il malcontento per il rincaro dei #sacchettibiodegradabili, però, c’è anche dell’altro: al vaglio dei social, il #Pd e il suo leader #Renzi continuano ad essere tra gli emblemi dell’inattendibilità. Con l’abbinamento tra#Ue e #Pd, la gran parte degli utenti che negli ultimi giorni hanno scelto di parlare dello schieramento democratico non ha infatti mancato di puntare il dito anche contro la piega europeista che il partito ha assunto a riprova dell’accusa popolare dell’assenza di una politica autonoma rispetto ai diktat provenienti da Bruxelles.

A conferma di un fermento quantomeno euroscettico ha concorso anche il picco dell’hashtag #ue nella giornata del 15 gennaio, quando, in concomitanza di una dichiarazione della commissaria europea al digitale Mariya Gabriel, gli italiani hanno denunciato l’abbandono da parte dei rappresentanti europei e l’assenza di un reale stato di diritto nell’Unione. «[…] dobbiamo elaborare meccanismi per identificare le fake news e limitarne la circolazione. Se non prendiamo misure a livello europeo, il rischio è grande che la situazione si avveleni», aveva detto la commissaria.

#M5S

I dissapori generati dall’eterna lotta alle fake news non mancano nemmeno sul fronte politico #M5S, con il movimento che da alcune settimane continua ad essere tacciato di inattendibilità. Se per molti i pentastellati rappresentano un presidio di verità, per altri utenti essi manovrano la macchina del fango delle notizie #bufala. Un caso su tutti quello che vorrebbe protagonista la giunta Raggi a #Roma, rea di una gestione pasticciata e ipocrita sulla questione rifiuti.

Ad aggravare ulteriormente il quadro ci sono anche gli effetti di una campagna elettorale permanente che, volente o nolente, avrà il suo momento acme nella chiamata alle urne del prossimo 4 marzo. E i toni del dibattito social ne sono certamente la miglior cartina di tornasole: il serpeggiante scetticismo sulla credibilità dei vari partiti emerge con forza dall’enorme numero di utenti che stanno scegliendo di raccontare il count-down elettorale a suon di tweet chiaramente provocatori. Il trittico #fakenews, #4marzo e #campagnaelettorale diventa così un indicatore della disaffezione degli italiani all’agone politico.

#Siria

“Fake news” continua però a fare rima prevalentemente con le falle del sistema mass-mediale e informativo. É di questi giorni difatti lo scandalo che ha visto coinvolto il quotidiano nazionale La Repubblica, circa l’utilizzo di informazioni ritenute poco attendibili sul conflitto in #siria. La notizia, esplosa in seguito all’editoriale pubblicato dalla testata stessa a firma di Carlo Ciavoni intitolato “Siria, le narrazioni fasulle dell’Osservatorio siriano sui diritti che copre i crimini dei cosiddetti ribelli”, ha suscitato l’indignazione di una parte della rete, stanca di sentirsi vittima della diffusione di notizie costruite ad arte. Negli ultimi anni, infatti, la storica testata fondata da Scalfari avrebbe continuato a basare sulle informazioni provenienti dall’Osservatorio siriano la maggior parte degli interventi in materia di politica estera.

II giornale si è quindi trovato a dover effettuare un nuovo tentativo «di fornire un punto documentato e il più possibile oggettivo sullo stato dell'informazione riguardo alla guerra in Siria». Checché se ne pensi, il titolo dell’editoriale di rettifica potrebbe mettere d’accordo le varie opposte fazioni che animano il dibattito pubblico a colpi di accuse di falso: informare è davvero un mestiere difficile, tanto più quando alla guerra vera si aggiunge quella, metaforica, delle fake news.