06Jun

Dal #G7 all’addio al #ParisAgreement, il vuoto oltre Trump

L’interesse espresso dalla rete per Il G7 di Taormina ha incoronato il summit come vertice più interessante del 2017 dopo il G7 energia di aprile e il G7 dei Ministri delle Finanze svoltosi a maggio a Bari. Questo almeno a guardare le tracce lasciate dagli utenti su Google, che per il termine di ricerca “G7” mostrano un picco proprio ad aprile, uno a maggio e infine lo scatto verso l’alto in corrispondenza del G7 siculo.

 

Volumi di ricerca per le query “G7 Taormina” e “G7”, 1 aprile- 28 maggio 2017, tutto il mondo

 

Un vertice che ha rilanciato soprattutto il tema del clima, trainato dall’annuncio da parte del Presidente USA Donald Trump di una successiva e imminente comunicazione con la quale gli Stati Uniti avrebbero definito la loro posizione in merito. Mossa che i più avevano interpretato come un imminente fuoriuscita dall’accordo di Parigi, poi confermata il 4 giugno. È questo il frutto più evidente del summit ospitato a Taormina la settimana scorsa, come si può leggere ancora nella curva di Google Trend per le ricerca di “G7 Taormina”, che si intreccia a un lieve fermento della linea che rappresenta le ricerche sul “Paris agreement” e che si impennerà più tardi.

 

Volumi di ricerca per le query “Paris agreement” e “G7 Taormina” , 25 maggio- 1 giugno 2017, tutto il mondo.

 

 

The Donald al centro

Prima del G7 di Taormina erano comunque in pochi a scommettere sulla possibilità di colpi di scena nelle materie all’ordine del giorno e molti attendevano anzi l’incontro tra i “7 grandi” proprio per avere una misura delle reali distanze che corrono tra Donald Trump e gli altri leader.

È stato in effetti un G7 all’insegna di The Donald anche quello che è emerso dall’intrico delle conversazioni sul web. Lo mostra chiaramente la classifica dei 30 hashtag più usati nel mondo tra il 22 e il 28 maggio per parlare del #G7Taormina su Twitter. Tra #potusabroad, #usa, #potus, #trump, #melaniatrump, #flotus, #g7ItalyUS, l’unico hashtag a disturbare il dominio del tema americano è stato quello che identifica la Cancelliera tedesca: #merkel.  

 

 

Nonostante la maggioranza dei leader si presentasse al G7 di Taormina come debuttante, i neofiti del summit (ad eccezione di Trump) hanno suscitato scarso interesse. I loro nomi occupato le posizioni più arretrate della classifica. Stesso significativo destino quello avuto dai temi affrontati dai 7 grandi. Solo dopo la First Lady Americana (#FLOUTS, 15a posizione) e #marineone (l’elicottero della marina statunitense che trasporta la coppia Trump), si vedono i messaggi antagonisti dei #nog7, il tema della protezione dei diritti dei minori migranti imposto dall’Unicef (#childrenuprooted), il #climatechange, il nome del neo-Presidente francese #Macron, il Presidente italiano Paolo #Gentiloni, il Primo Ministro Canadese #Trudeau, e l’argomento della #Nato e il #Parisagreement.

 

La bufala del climatechange?

Solo giorni più tardi l’hahstag dell’accordo di Parigi si manifesta tra i trending topics. Momento in cui nella pesca dei tweet si presenta un hashtag curioso: #climatechangehoaxe. Sarebbe a dire: “la bufala del cambiamento climatico”. Si tratta di un hashtag che compare nella top 15 delle etichette utilizzate per parlare di #ParisAgreement, e che a tratti raggiunge anche la 4a posizione nella corsa delle parole più frequenti nei tweet che parlano di “climatechange”.

 

 

 

Cosa se non l’evento?

Ma torniamo ai giorni del G7 di Taormina. Se si allarga l’analisi oltre agli hashtag e si osservano tutte le parole utilizzate su Twitter per parlare del summit, oltre l’interesse per la famiglia Trump e gli Stati Uniti un altro fatto balza all’occhio: in quei giorni il primo tema in classifica è quello del terrorismo, unico argomento sul quale i 7 grandi hanno espresso unanime accordo. Solo la parola “trade” però rimanda ad un altro tra i contenuti politici trattati durante gli incontri. Nel complesso emerge invece il profilo mondano dell’evento, non quello del vertice politico internazionale. Lo si vede nella ricorrenza delle parole “evening” e “dinner”, riferiti alla cena dei leader con il Presidente della Repubblica italiana “Sergio Mattarella”.

Ciò diventa ancora più chiaro se si guarda la ricorrenza delle parole più usate nei tweet che citano anche “Trump” o “POTUS”, ossia se proviamo a capire perché Donald Trump e l’America in relazione al vertice dei 7 grandi abbiano interessato tanto il pubblico. Il risultato è appunto simile: il primo tema che si incontra è proprio quello del clima (“climate”). Per trovarlo però bisogna passare nella fitta trama di “gorgeous”, “evening”, “theater”, “photo”, “group”, “freccietricolori”.Nemmeno l’ombra invece di “migranti”, “refugees”, “commercio”, “trade”, argomenti sui quali d’altronde il vertice non ha prodotto niente di più di documenti interlocutori e dichiarazioni di di principio.

 

 

Insomma, nel vuoto di risultati apprezzabili sul piano politico e istituzionale, e nell’incertezza dei rapporti di forza, la rete si è concentrata su quello che ha potuto vedere del G7 italiano, ossia l’evento, un’elegante e transitoria passerella di leader, first ladies e first gentleman nella cornice di uno degli scorci più scenografici dell’apprezzato Belpaese.

 

Italia, uno sguardo a Trump e uno ai temi.

Nonostante anche gli occhi degli Italiani fossero puntati sulla prima visita di Donald Trump, le rete tricolore si è dimostrata più interessata ai contenuti politici del summit. #Trump ha dominato anche la classifica degli hashtag più utilizzati nei tweet in Italiano, ma qui si sono fatti spazio nelle posizioni alte i nomi degli altri leader (#Gentiloni, #Macron, #Merkel), i #NOg7, il #clima e i #migranti.

Curiosa la presenza tra gli hashtag più usati di due etichette in lingua inglese. Il successo di #Potusabroad è dovuto in particolare al retweet da parte dell’account ufficiale della Presidenza degli Stati Uniti (@POTUS) di soli due tweet scritti in Italiano; quello dell’Ambasciata USA in Italia e quello del Consolato di Milano che sono diventati per questo virali . #Planetearthfirst è invece il messaggio di protesta lanciato unicamente da Green Peace Italia, ma fatto riecheggiare ampiamente dalla community degli utenti.

 

 

Si nota che i messaggi di protesta #Nog7 e #Planetearthfirst hanno avuto un’eco apprezzabile anche se non vengono menzionati sui social dagli organi di informazione.

I tweet che usano l’hashtag #NOg7 hanno comunicano però la protesta stessa e non i suoi motivi. Hanno riportato degli scontri tra il corteo organizzato e le forze dell’ordine e le parole più usate compongono pertanto il corollario dello scontro di piazza: “repressione”, “perquisititi” “lacrimogini” cariche”, “manifestare”, “fotoschedati”. Si è trattata tra l’altro di una protesta tutta Italiana, giacché le parole che compaiono insieme a #NOg7 cercando tra i tweet in qualsiasi lingua, sono le stesse appena menzionate.

 

I quotidiani italiani restituiscono invece un maggior interesse per i contenuti del summit. La parola “clima” occupa addirittura la 2a posizione dopo Trump. La terza parola è “vertice”, la quarta è “intesa”. L’ordine varia di poco su Facebook. Laddove si parla di “G7” e “clima” i quotidiani riportano della spaccatura riscontrata tra i grandi sul tema, con la disdetta dell’accordo di Parigi da parte degli Stati Uniti, data per imminente. L’ “intesa” invece si riferisce al documento a favore di un “freno” al “protezionismo” e all’accordo in materia di lotta al “terrorismo”.

Il popolo italiano dei social ha quindi provato ad andare oltre l’imbarazzo dei cerimoniali del vertice per fare attenzione all’approccio assunto dei leader di fronte alle questioni più controverse. Una visione visibilmente più critica, giunta fino alla protesta, ma comunque contrassegnata dal magnetismo di Donald Trump.