24Jul

Fake News, l’Italia è desta

Il monitoraggio mensile dell’hashtag #fakenews su twitter in Italia conferma che è sempre lo scontro tra politica e informazione a far agitare di più il web. Ma si sente spesso anche la voce di chi è attento al fenomeno, vuole capirne la psicologia e conoscerne le possibili soluzioni.

 

Così come nel resto del mondo, anche in Italia il binomio informazione e politica è il dittico vincente in materia #fakenews.

Nell’enorme calderone dell’indignazione della rete elementi apparentemente antitetici hanno assunto il medesimo peso: dal #metodoRepubblica, passando per il #m5s, fino al vice presidente della Camera #DiMaio e agli esponenti del partito #Pd

 

#MetodoRepubblica e #Pd: la regina Politica

La questione #metodoRepubblica, l’hashtag più prominente dei 30 giorni a cavallo tra giugno e luglio, trova la sua giornata di punta nel 15 giugno, data di pubblicazione dell’edizione nazionale de La Repubblica dal titolo inequivocabile: Casaleggio jr. e Matteo Salvini si sarebbero incontrati in gran segreto per discutere di una possibile alleanza. Una contro offensiva all’asse PD/Forza Italia. La notizia non può di certo passare inosservata. I vertici dei rispettivi partiti non ci stanno, si indignano, fanno partire le smentite a mezzo stampa, le dichiarazioni social e i post al vetriolo. I seguaci del movimento pentastellato e gli estimatori del partito del Carroccio fanno a gara per difendere la purezza dei loro leader.

Il fulcro della questione, a questo punto, si sposta sulla testata fondata da Scalfari, rea di aver confezionato ad arte una notizia priva di fondamento con un “metodo malato che è la morte dell’informazione” così come sottolineato dallo stesso Davide Casaleggio. La parola “metodo” per indicare strategie più o meno lecite nel mondo del giornalismo non è cosa nuova, ma è comunque la prima volta che nella polemica  tra la politica e l’informazione la costruzione di fake news viene indicata come vero e proprio modus operandi editoriale. A mettere un punto alla bagarre è il giornale stesso che, a distanza di 24 ore, firma un editoriale a nome del direttore Mario Calabresi dal titolo lapidario: “Il metodo Repubblica e la doppia morale”.

 

 

Sullo sfondo, tra le sottotracce emerse dal dibattito sull’operato de La Repubblica, non manca spazio per il sempre verde #Pd. Forzatamente presente tra gli hashtag dell’15 giugno per l’imprescindibile collegamento al giornale nazionale, torna in auge tra il 14 e il 16 giugno per una supposta colluttazione in Senato in materia Ius Soli tra il ministro Fedeli e un esponente del partito leghista, e ancora il 30 giugno in seguito alla nascita della rivista autonoma “Democratica” - giornale di partito immaginato tecnicamente come organo di informazione contro le notizie false.

 

 

Fake news, I care: #smmdayit, #superquark e Agcom

La tabe del complottismo dilagante e del conseguente ricorso alle #fakenews è elemento portante e non collaterale per #smmdayit e #superquark. Il primo - acronimo del Social Media Marketing Day tenutosi a Milano il 14 giugno - è stato l’evento nazionale che ha volutamente posto al centro del dibattito la questione dell’affidabilità e dell’autorevolezza dell’informazione, forte soprattutto di un parterre di esperti che si è lungamente confrontato sulla questione.

 

 

Discorso assolutamente analogo anche per #superquark: in due puntate speciali in onda il 28 giugno e il 5 luglio - date di punta per l’hashtag -, lo storico programma condotto da Piero Angela ha cercato di offrire una serie di risposte alla diffusa “psicologia delle bufale”.

 

 

Per entrambi gli appuntamenti la rete ha immediatamente palesato un sentiment di generale entusiasmo generano il 28 luglio il secondo picco di intensità dell’hashtag #fakenews nell’intero periodo.

 

 

Sulla scia dell’auto riflessione indotta da appuntamenti di spessore come #SuperQuark e #smmdayit, i dati indicano con chiarezza un altro fenomeno particolarmente interessante: il popolo della rete non vive solo di pancia la questione fake news, ma decide consapevolmente di interrogarsi. Sia sulla malsana psicologia che si cela dietro l’informazione deviante, sia sulla eventualità di veicolare anche delle soluzioni normative.

Lo dimostra il picco dell’11 luglio, il terzo più rilevante del mese. In tale data viene infatti presentato il dossier Agcom, la Relazione annuale dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. 

 

 

Durante la presentazione, il Presidente dell’Agcom Angelo Marcello Cardani ha scelto di schierarsi apertamente a favore di una regolamentazione normativa circa il fenomeno dell’informazione mendace sul web, nonché contro l’autoregolamentazione dei colossi web che consentono lo sviluppo di algoritmi utili alla rimozione delle informazioni false, ma che sono anche i principali fruitori dell’informazione gratuita offerta dai motori di ricerca. L’auspicio circa il futuro delle fake news, pertanto, sarebbe quello di una autoregolamentazione di matrice bottom up la quale veda la partecipazione diretta di coloro che vengono danneggiati dalle notizie false o dalla diffamazione. 
Secondo Gianluca Strenghini, assistent professor all’University Collage London interventuo durante la presentazione della relazione, il sito 4chan è un’ottima cartina da tornasole dell’intero fenomeno: il sito di discussioni dell’alt-right che sostiene Donald Trump, in soli due mesi e mezzo, ha collezionato 8 milioni di messaggi pronti ad essere immessi nella rete con termini che esprimevano xenofobia, razzismo e odio generico. Il risultato del lavoro compiuto da Stringhini e dal suo suo staff ha permesso di ricostruire una vera mappa del flusso globale delle fakenews.

 

 

La necessità sarebbe quindi quella di risalire alle sorgenti di odio politico, razziale e antifemminista su internet e contrastarne la diffusione.

 

 

 

Si spiega così l’associazione tra gli hashtag #web e #fakenews del 11 luglio. .

 

Evergreen: #migranti e #vaccini

Nell’afosa estate delle fake news, infine, non poteva mancare spazio per il tema #migranti e la vexata questio circa l’obbligatorietà dei vaccini. Entrambi gli hashtag hanno suscitato lo sdegno del web, che nemmeno questa volta ha mancato di palesare  profonde spaccature d’opinione.  

Il vento nazionalista che sta soffiando sull’intero continente, ha infatti trovato nelle dichiarazioni del Presidente dell’INPS Tito Boeri l’ennesimo oggetto di discussione.  partire dalla giornata del 4 luglio la constatazione del valore economico-monetario degli immigrati comunicata da Boeri - un bacino di contribuzione che ogni anno garantirebbe 73 milioni di entrate spacca l’opinione pubblica.

 

 

A fare da contraltare ai numeri resi pubblici da Boeri ci sono centinaia di utenti che continuano a non vedere di buon occhio la presenza degli stranieri sul nostro territorio e, di conseguenza, la possibilità concreta di considerarli un valore aggiunto per le casse dello Stato italiano.

 

L’autoreferenzialità del web non si è placata nemmeno a cospetto del tema salute, con il Ministro della salute Beatrice Lorenzin costantemente al centro di un fuoco incrociato di accuse e smentite. L’ultimo episodio la vuole vittima dell’ennesimo impasse auto indotto: il 16 giugno, in piena bufera per il decreto legge al vaglio in Senato sull’obbligatorietà dei vaccini, il Ministro ricorre alle telecamere di Sky per accusare il parco giochi Gardaland di essere un luogo infetto a causa di un’epidemia di morbillo. Pronte, ovviamente, le smentite dello storico luogo di divertimento dell’area veronese, al quale fanno seguito anche le dichiarazioni di Adriano Zaccagnini, il deputato MDP che punta il dito sull’infondatezza della dichiarazione e sulla possibilità che la dichiarazione serva unicamente ad avallare la bontà del decreto.

 

 

Il Ministro Lorenzin, però, non demorde e il 24 giugno torna a far parlare di sé in seguito alla diffusione della notizia - successivamente smentita dal primario del nosocomio di Monza - della morte fulminante di un bambino non vaccinato colpito da morbillo. Anche in questa occasione i tweet si sono sprecati e la prima donna del dicastero della salute pubblica è stata nuovamente accusata di manovrare l’informazione a suo piacimento. A riprova del fatto che il fenomeno delle fake news non si esprime solo nella battaglia di reciproche accuse di falsità ma si traduce anche in un fervido controllo della veridicità delle affermazioni da parte degli utenti in rete.

 

 

Angela De Mennato, Maria De Rito, Fiorinda Stasi

 

 

 

20Jul

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Una settimana nell’infosfera globale delle fake news