15May

La complessità dell’IA e la task force italiana

Secondo alcuni si tratterebbe di un ossimoro, secondo altri sarebbe invece l’espressione concreta della corsa inarrestabile del settore tecnologico: da qualunque punto la si osservi, l’Intelligenza artificiale si conferma tema caldissimo e capace di spaccare l’opinione pubblica internazionale. Al punto che l’italianissima Agid - Agenzia per l'Italia digitale - da diversi anni è in prima linea nel perseguire il massimo livello di innovazione e tracciare un percorso ben definito nelle vaste lande della rivoluzione digitale. Così come ci ha confermato anche Marco Bani, responsabile della segreteria tecnica Agid e referente accredito del settore digitale. 


Come spiegherebbe a un “non addetto ai lavori” il macrocosmo dell’Intelligenza Artificiale?

Il concetto di “intelligenza artificiale” non è un termine nuovo: molti lo ignorano, ma deriva da una definizione elaborata addirittura negli anni ’50. Solo oggi però assistiamo a una riscoperta, a una «nuova primavera dell’intelligenza artificiale»  - come la definiscono alcuni -, proprio grazie al complesso universo dei big data. Grazie a tecniche di Deep Learning e Machine Learning si sono sviluppate nuove metodologie di elaborazione e utilizzo dei dati che permettono nuove soluzioni di IA. In generale, volendo spiegare questo insieme di tecnologie a un non addetto ai lavori, si potrebbe dire che per IA intendiamo l’utilizzo di tecnologie informatiche per promuovere, sostenere e sviluppare dei risultati simili a quelli che verrebbero prodotti da un’intelligenza umana. Nel concreto ciò che viene prodotto attualmente dalla IA è soprattutto una sottrazione dell’intelligenza: utilizzare algoritmi o sistemi di machine learning per svolgere task ripetitivi con lo scopo di alleggerire attività ripetitive per gli esseri umani, in modo che possano dedicarsi ad attività più creative e di pensiero.

 

Secondo un Learning Talk lanciato sul blog dell’Università Bicocca di Milano, le menti del domani temono che la trasformazione digitale distrugga, e non crei, posti di lavoro. Il timore è avvalorato da diversi studi di settore - secondo CBS Insight saranno circa dieci milioni i posti di lavoro persi entro dieci anni a causa dell’Intelligenza Artificiale -, sebbene sia indubbia l’ottimizzazione dei tempi\costi per enti e aziende che scelgono di avvalersi di questi ritrovati tecnologici. Ci può chiarire il suo punto di vista?

Con l’avvento dell’Intelligenza artificiale il mondo del lavoro subirà indubbiamente una profonda trasformazione. Questo non equivarrà obbligatoriamente a una diminuzione del lavoro in quanto tale, ma cambieranno le attività che vengono generalmente svolte all’interno delle professioni. Mi spiego meglio: le tecnologie maggiormente utilizzate sono prevalentemente quelle che sostituiscono task ripetitivi -copia e incolla, analisi di grandi quantità di dati, etc -, pattern consolidati e che possono essere studiati e automatizzati. Pertanto, se non vogliamo aver paura che robot e IA tolgano posti di lavoro, è sufficiente non trattare i lavoratori come robot, dando quindi loro modo di sfruttare a pieno le qualità del pensiero umano, della creatività, dell’empatia e della sensibilità. Se riuscissimo a creare soluzioni integrate di ia e robot avanzati in sinergia con il lavoro creativo potremmo addirittura creare nuove sacche occupazionali.

 

Uno dei vari campi in cui l’Intelligenza artificiale ha dimostrato la propria efficacia è stato sicuramente quello del contrasto al dilagare della disinformazione in rete. Quale pensa possa essere l’immediato futuro del IA prestata al mondo dei media e, soprattutto, quali potrebbero essere i benefici reali di questo impiego?

Le nuove tecnologie di intelligenza artificiale non saranno fondamentali nel contrasto della disinformazione in rete. Ne è una riprova l’annuncio del colosso Facebook, il quale ha dichiarato di essere pronto a dotarsi di oltre 3000 nuovi professionisti pronti a verificare l’autenticità dei contenuti presenti sui social. La scelta - a mio avviso - è assolutamente in linea con l’attuale quadro digitale: esistono sempre più strumenti capaci di manipolare velocemente video, foto o altro. Si pensi solo al recentissimo caso “Deepfakes”, il tool utilizzato per manipolare video pornografici al fine di sostituire il viso degli attori con quello di conoscenti o altre celebrità, grazie ad algoritmi di Deep Learning in grado di adattare autonomamente frame by frame le immagini. Appare evidente, di conseguenza, come il problema maggiore dei prossimi anni sia proprio legato alla necessità di scindere il vero dal falso. E, per questo tipo di esigenze, non c’è macchina di intelligenza artificiale che possa competere con l’educazione e la crescita della consapevolezza del pensiero umano.

 

L’Agid si è resa promotrice di una mappatura senza precedenti: all’interno del Libro bianco - un capillare lavoro di consultazione, sintesi e approfondimento indirizzato alle amministrazioni pubbliche con precise indicazioni su come sfruttare al meglio le opportunità offerte dall’Intelligenza artificiale  - sono stati raccolti tutti i produttori e gli utilizzatori di soluzioni di IA - startup, imprese, organismi di ricerca, PA, EPR, ecc - italiani. Qual è l’obiettivo più importante di questo imponente lavoro di ricerca?

Il quadro internazionale sta mutando. La White House nell’autunno 2016 ha realizzato un report sull’intelligenza artificiale, la Cina nel luglio 2017 ha emanato la propria strategia per diventare leader di IA entro 2030 , la Francia ha rilasciato il proprio Libro bianco a fine Marzo e. Poco alla volta, per molti aspetti ancora a macchia di leopardo, il mondo sta capendo quali possono essere le potenzialità e i rischi dell’utilizzo della IA.

L’ AgID, che ha il compito di promuovere e sostenere le strategie di innovazione, non può assistere impassibile a questa inesorabile rivoluzione. Se da un lato, perciò, cerchiamo di portare avanti con difficoltà la digitalizzazione della società e della Pubblica Amministrazione, dall’altro è chiaro assistiamo con interesse alle modalità con cui si sta evolvendo e trasformando il modo di utilizzare la tecnologia - IA, robotics, micro-sensoristica, biotecnologie e altro. Ad oggi, non avendo un centro studi dedicato, ma possedendo la necessità di uno sguardo più ampio e a lungo termine, abbiamo creato con le nostre forze la task force il cui obiettivo è quello di un punto di vista globale su quanto si sta muovendo in campo nazionale per quanto riguarda le soluzioni di IA applicate alla PA. Vogliamo mostrare quanto il sistema stia cambiando, come esista un’imprenditoria privata che attraverso le startup abbia le competenze per l’utilizzo di nuove tecnologie di IA. L’Italia, inoltre, è tra i Paesi maggiormente all’avanguardia per la ricerca qualitativa nell’ambito della robotica e del macro insieme tecnologico. La nostra speranza è che, insieme all’aumento della consapevolezza derivante dalla stesura del Libro Bianco, ci sia anche una crescente sperimentazione su questi temi. E non è un caso che l’AgID decida di offrire in dotazione 5 milioni di euro, resi disponibili grazie a fondi europei, per provare a sperimentare e testare nuove forme di IA.

 

In rapporto ai progressi compiuti fino a questo momento, lavorando di immaginazione, quali potrebbero essere i possibili scenari per l’evoluzione dell’Intelligenza artificiale nei prossimi anni?

Personalmente ritengo che il futuro prossimo vada nella direzione di un importante utilizzo di tecnologie di IA finalizzate all’assistenza dell’uomo. La mia maggiore speranza, difatti, rimane un boost e un miglioramento dell’utilizzo dell’Intelligenza artificiale nella sanità, sia dal punto di vista organizzativo, che da un dal versante diagnostico: insieme, uomo e macchina, possono dimostrare capacità e potenzialità strabilianti nel diagnosticare malattie rare e offrire progressi rispetto a patologie già note. Dal punto di vista della Pubblica Amministrazione, invece, oltre ai tanto osannati ma anche vituperati chatbot, l’intelligenza artificiale nei prossimi anni potrà essere impiegata per migliorare processi interni e semplificare la burocrazia, così da fornire al cittadino servizi sempre più personalizzati: avendo a disposizione dati personali, nel pieno rispetto dell’integrità e della privacy, possiamo trasformare l’amministrazione in un sistema proattivo capace di suggerire al singolo utente scadenze, servizi e opportunità. Per i prossimi anni, perciò, sento di poter pronosticare un crescente utilizzo della IA  come mezzo di supporto nella trasformazione della PA per renderla più semplice ed efficiente.