27Oct

Su Twitter più stupore che paura dopo l’allarme dell’Oms sulla carne rossa

La scelta della Organizzazione Mondiale Sanità di stabilire un legame tra carni trattate, insaccati e cancro ha fatto discutere il web in Italia, ma con reazioni -come mostrano i nostri grafici che linkano hashtags e influencer, con reazioni molto più stizzite che impaurite. La notizia è stata accolta come un attacco alla nostra alimentazione, una critica al modo di vivere italiano, più che una diagnosi negativa e angosciante. Gli hashtag ironici dominano su quelli scientifici, e la rete ha solo in parte analizzato i parere autorevoli, per esempio quello del professor Veronesi, contrario alla carne rossa e agli insaccati. Anche nella nuvola degli hashtag, “cancro” cede la ribalta a “carne” e “carnerossa”, con un’opinione pubblica italiana che non sembra volere perora rinunciare a prosciutto e salame e in tal senso, con ironia o senza, così si esprime, in linea con gli infuencers, stavolta. 

 

La carne è sulla bocca di tutti. Non letteralmente, ma tramite i cinguettii più famosi di internet. La correlazione fra carni rosse e tumori continua a essere al centro delle discussioni su Twitter, dopo che l’Oms ha inserito carne rossa e carne lavorata fra gli alimenti che possono provocare lo sviluppo di tumori. Monitorando quasi 13mila tweet, fra le 9.55 e le 16.00 di oggi, emerge che nel social media da 140 caratteri l’hashtag prevalente è #CarneRossa. Utilizzato indistintamente dagli influencer, in prevalenza le testate giornalistiche, nella parte di sinistra, e dai writer, nella parte destra, ovvero chi ha più volte utilizzato questo hashtag. Ma non c’è, almeno in base ai tweet, l’evidenza di un collegamento fra cancro e carne di manzo, o maiale. E nemmeno nella realtà.  

 

 

 

 

I media tradizionali, che rientrano nella categoria degli influencer, utilizzano in modo molto cauto la parola tumore, e con essa i suoi sinonimi. Nel periodo analizzato solo Panorama (@panorama_it) ha usato l’hashtag #cancro, mentre solo Radio 3 (@radio3tweet) ha utilizzato #tumore. Di contro, c’è una relazione fra chi fra i writer usa questi ultimi due hashtag, più #Cancerogena, e chi si professa vegano tramite l’hashtag #GoVegan. Allo stesso modo, non sono pochi i tweet, come si evince dal grafico navigabile, di chi definisce la propria simpatia per il Movimento 5 Stelle (M5S) attraverso uno specifico hashtag (#M5S). In pratica, è come se ci fosse una cerchia, più ristretta, che effettua la correlazione fra carne rossa, tumori, veganesimo e il partito di Beppe Grillo.  

 

Sul fronte più mainstream, invece, si è cercato di ridimensionare una notizia il cui battage è stato tanto repentino quanto urlato. Dopo aver lanciato, spesso in modo esagerato, il rapporto dell’Oms, gli influencer hanno cercato di razionalizzare l’evento. Sia con l’ironia tramite l’utilizzo di foto scherzose sia con la diffusione delle parole dell’oncologo Umberto Veronesi, il quale ha invitato alla calma dopo la pubblicazione dello studio della Who. Viceversa, si è verificato il fenomeno opposto nella cerchia di cui sopra, quella che vede nella scelta vegana la soluzione, che rimarca che le parole di Veronesi siano dettate da interessi particolari.  

 

 

 

 

Ma esiste davvero una correlazione fra il consumo di carne rossa e i tumori? Abbiamo analizzato la nazione che nell’immaginario collettivo è la patria di bacon e bistecche, l’America. Il primo fatto è che maiale e manzo piacciono sempre meno gli americani. Negli States si è registrato un progressivo calo del consumo di carne rossa (intesa come manzo, maiale, vitello e agnello). I dati del National Chicken Council (NCC), che ha tenuto conto del consumo di carne rossa dal 1965 a oggi, parlano chiaro. Nel 1965 gli americani hanno mangiato 60.73 kg a testa di carne rossa. Il picco è avvenuto nel 1971, con 67.85 kg a testa. Poi, come spiega l’NCC, sono mutate le tendenze degli americani, complice l’arrivo di stili culinari esotici. Il risultato è che nel 2014, l’ultimo anno con dati certificati, sono stati consumati 46.22 kg di carne rossa a persona.  

 

 

 

 

Osservando invece i legami tra bacon, salsicce, hamburger e tumori, si registra un quadro preciso. Il National Cancer Institute (NCI) statunitense ha monitorato l’incidenza e la mortalità del cancro al colon negli USA dal 1975 al 2012. Ciò che è emerso è che nel 1975 c’era una incidenza di 59.53 casi su 100mila persone, con una mortalità di 28.09 casi su 100mila individui. Il picco dell’incidenza è stato registrato dieci anni più tardi, nel 1985, con un tasso di 66.3 persone ogni 100mila soggetti. Di contro, l’apice della mortalità si è avuto nel 1976, con 28.58 casi ogni 100mila persone. Gli ultimi dati registrati dall’NCI, relativi al 2012 e pubblicati lo scorso 20 agosto, evidenziano il calo sia nell’incidenza (38.51 casi ogni 100mila) sia nella mortalità (14.7 casi ogni 100mila). Tuttavia, non sempre la correlazione è anche causalità. Il motivo del declino di incidenza e mortalità di questo genere di tumore, spiega l’istituto americano, non è dovuto al calo del consumo di carne rossa, bensì ai progressi della tecnica medica. Con buona pace del veganesimo e del complottismo.  

 

LEGENDA GRAFICO  

Modalità di costruzione del grafico  

La colonna centrale è la lista degli hashtag più usati. I dati sono stati estratti secondo la query di ricerca sul hashtag e termini: carnerossa, carne, etc. 

 

Elaborazione dei dati  

Per ogni hashtag (ad esempio #carnerossa) sono stati estratti due gruppi di utenti: 

- la classifica dei 50 utenti che hanno scritto più tweet con l’hashtag che chiameremo writers 

- i 50 utenti con più follower che hanno usato l’hashtag che chiameremo influencers 

 

NB Queste sono le top 50 locali, per ogni singolo hashtag. 

Per esempio l’utente @abcd ha scritto 5000 tweet usando #carnerossa e diventa il primo classificato del gruppo dei writers, lo scrittore più prolifico. 

 

Altro esempio per il gruppo degli influencer, se @skytg24 scrive un singolo post con #carnerossa e ha più follower di qualunque altro diventa il primo in lista. 

 

Finita questa elaborazione vengono calcolate le due top 50 globali (influencers e writers): 

- la colonna di sinistra dove sono inseriti gli influencer 

- la colonna di destra dove sono inseriti i writers 

NB Queste sono le top 50 globali, che aggregano tutti gli hashtag. 

 

Le connessioni tra le colonne indicano semplicemente che tale utente ha usato tali hashtag e viceversa che tale hashtag è stato usato da tali utenti. 

NB Può capitare che un hashtag non abbia alcuna connessione perché nessun dei suoi utenti è rientrato nelle top 50 globali di writers o influencers.