23Nov

Lo streaming illegale non è finito con il lockdown

Divano, coperta, serie tv. Un trittico alla base dell’intrattenimento domestico, l’unico concesso in queste settimane di coprifuoco. E sebbene non ci sia più un lockdown a catalizzare l’interesse per i contenuti in streaming, l’appetito per film e serie on demand non si è ancora placato. 

Il confronto con marzo

Rispetto ai mesi della prima serrata, la distribuzione geografica dell’interesse per la query (termine inserito su un motore di ricerca on line) “Film streaming” è rimasta pressoché invariata. Si tratta di una chiave di ricerca molto generica, che tuttavia restituisce come primi risultati i principali portali di pirateria on line, come il sito Altadefinizione, e può indicare l’intenzione dell’utente di approdare su domini che distribuiscono film illecitamente. A far registrare un cambiamento è invece il tasso di ricerche, in calo nelle aree del centro nord ma stabile nel meridione e nel sud insulare, con la Sicilia prima regione per numero di ricerche su Google seguita ora come a marzo da Campania, Puglia e Calabria. 

La curva

Tra ottobre e novembre 2020, il governo italiano ha varato tre Dpcm (Decreti della presidenza del consiglio del 18, 24 ottobre e 6 novembre)  per far fronte alla seconda ondata di Coronavirus che ha investito il Paese, introducendo progressive limitazioni alla mobilità delle persone, soprattutto in orari notturni. Nei giorni immediatamente successivi al varo di un nuovo dpcm, le ricerche Google su argomenti legati alle piattaforme di streaming fanno registrare un picco. In particolare, crescono quelle per tentare di usufruirne gratis. 

Su un trend di generale crescita, la prima impennata si registra intorno al 18 ottobre, in particolare per le query “Dazn gratis” e “Sky gratis”, scelte per questa indagine perché proprietarie dei diritti per la trasmissione delle partite di Serie A. Lo stesso accade dopo l’annuncio del decreto del 24. Ma l’incremento più significativo arriva nelle ore successive all’introduzione del decreto di venerdì 6 novembre, che ha previsto il coprifuoco in tutto il territorio nazionale e le zone differenziate di rischio per le varie regioni. In quella data i valori dei due termini di ricerca eguagliano il picco raggiunto dalla query “Netflix gratis”, che ha una curva sempre superiore rispetto agli altri temini esaminati. Ogni volta che un nuovo decreto viene annunciato, l’interesse monta. 

Le contromisure dello Stato

Se la pirateria online di film, serie TV ed eventi sportivi ha registrato un incremento, non si può di certo dire che le Forze dell’ordine italiane siano rimaste a guardare. L’azione di Polizia Postale e (soprattutto) della Guardia di Finanza ha portato all’oscuramento di diversi portali illegali che offrivano agli avventori la visione gratuita di prodotti made in Netflix, pellicole vecchie e nuove e partite di campionati italiani ed esteri. Dopo mesi di prolungata attività, alcuni siti famosi nell’ambiente come Socceron e CineBlog01 hanno “ufficialmente” chiuso i battenti. Sui loro domini, che un tempo brulicavano di contenuti illegali, oggi campeggia un banner della GdF che ne annuncia il sequestro. Un segno che le autorità, in un momento di crisi generale, stanno tenendo la guardia più alta del solito.

Tuttavia, come spesso accade in questi casi, affondata una nave ne potrebbe salpare un’altra: non è da escludere che i pirati, nel breve periodo, si organizzino cambiando indirizzo e mantenendo tutto invariato.

Una nuova era della pirateria

I distributori di contenuti illeciti stanno studiando strumenti nuovi per portare avanti la loro attività, oltre ai classici canali clandestini visibili sul web. Il traffico oggi si sta spostando su Telegram, una popolare app di messaggistica istantanea e condivisione di contenuti. Oltre alle funzioni classiche, comuni alle concorrenti WhatsApp e Messenger, Telegram permette un anonimato quasi totale e la possibilità di condividere file di grandi dimensioni, come appunto film e serie televisive. Tutto quello che occorre è un account e sapere cosa cercare.

Nonostante le difficoltà date dalle caratteristiche del mezzo, le autorità negli ultimi mesi hanno intensificato il loro lavoro di ricerca e chiusura dei portali più seguiti. I meccanismi elusivi dell’app, tuttavia, permettono ai pirati di creare istantaneamente un nuovo contenitore e di suggerire ai loro seguaci come raggiungerli nuovamente: ai pirati basta modificare il nome del canale indicando il nuovo.. La stima del traffico sui canali che trasmettono illegalmente serie TV e partite di calcio è enorme: si parla di almeno diecimila utenti unici per chat.

Alla luce del sole: Il confronto social Netflix-Amazon

Se all’ombra dei gruppi Telegram la pirateria sperimenta nuovi modi per veicolare contenuti, un'analisi delle reaction degli utenti ai due principali competitor dello streaming on line contribuisce a dare un’idea dell’interesse che gravita intorno alle piattaforme di streaming in questo periodo di semi-lockdown. Utilizzando Facepager, un’interfaccia open source che permette di “dialogare” con le Api di Facebook, è stato possibile analizzare l’andamento delle reaction degli utenti riferite ai contenuti delle pagine Netflix e Amazon prime video. Le linee dei grafici qui accanto rappresentano il numero di like lasciati sotto ogni post pubblicato negli ultimi tre mesi.  

Quanto a pollici in sù, la N rossa di Scotts Valley supera di un ordine di grandezza la creatura di Jeff Bezos dedicata allo streaming.  

Più in generale, i due grafici a confronto mostrano come la pagina Facebook di Netflix sia generalmente più attiva, con un maggior numero di post e un superiore coinvolgimento degli utenti, con picchi che sfiorano i 90 mila Mi piace per post singolo contro i 9 mila circa del profilo di Amazon prime video, raggiunti con un post che pubblicizzava l’inserimento in piattaforma di Quo vado?, film con Checco Zalone (Luca Medici) aggiunto ad agosto. E adesso che gli utenti si trovano a sperimentare una nuova restrizione dei movimenti non essenziali,  le piattaforme di streaming genereranno lo stesso interesse riscontrato a marzo? 

Immagine copertina via Wikimedia